…Prima Parte…
…Fai della tua vita un sogno
e di un sogno una realtà…
Piangere, in situazioni del genere, pare ovvio. Quasi normale. Vedere una vita sprecarsi, rovinarsi e spegnersi è triste. Soprattutto, se a spegnersi, è l’esistenza di una ragazza giovane.
Mi ricordo, proprio come fosse ieri, tutte le sue più care amiche assistitono al funerale, vestivano con colori vivaci, come desiderava lei. Amava il nero, ma al contempo lo odiava. Aveva sempre desiderato un funerale allegro. Senza lacrime versate, senza campane di lutto. Ma era difficile; molto difficile, non versare nemmeno una lacrima per la scomparsa di una giovane così attiva, vivace e allegra. Aveva da sempre voluto lasciare un segno di sé nel mondo. Il suo carattere era complicato, era una ragazza unica. Racchiudeva in sé talmente tante personalità che spesso si scontravano tra loro, ogni volta che mirava il suo riflesso non era mai lo stesso. Lei si vedeva brutta e insignificante, io vedevo una ragazza stupenda, unica nel suo genere. Ella portava una maschera, fin troppo ben costruita, dalla tenera età, per nascondere al mondo le sue debolezze, per nascondere la malinconia del suo cuore e per celare il più dolce dei sentimenti, che l’avrebbe portata alla rovina. E così fu…la maschera, anche se perfetta ed infrangibile, col tempo, e complice il destino, si crepò. Ed ella, priva di anima, priva di amici, priva di sentimenti, sola, in un mondo accecato dal desiderio di apparire, si sgretolò.
La chiesa era colma di gente; alcuni la conoscevano solo di vista o per fama, altri erano suo amici passati o presenti. Ma nessuno aveva perso occasione nel donarle l’estremo saluto. Era stata, nonostante tutto, benvoluta nella società. Era riuscita a conciliare il suo ego ribelle e quello di brava ragazza. Ma ormai non c’era altro da fare. Era morta, al fiore dei suoi anni. Tutto era finito; la sua esistenza, le sue risa, i suoi sogni, la sua voce…ogni cosa era morto con lei…
Faceva ancora caldo per essere fine settembre, era come se l’estate non volesse abbandonare il ricordo di quella ragazza che aveva vissuto le sue giornate così a pieno…
Il prete del paese ricordava la ragazza con parole buone, ma nel cuore delle persone che l’avevano conosciuta a fondo non potevano fare a meno di beffarsi di quanto diceva ripetendo mentalmente “Non la conosceva…che ne sapeva lui di lei…?”. Era stata una ragazza espansiva, aperta e sincera con chi, per lei, meritava la sua fiducia, chiusa e bugiarda con chi era indegno. Ma la cosa sorprendente della ragazza era la sua voglia di vivere, una voglia così grande che l’aveva portata alla morte. Ma, dopotutto, non sarò io a giudicare la sua esistenza, infatti la misura di una vita non si calcola in base agli anni, bensì alla pienezza con cui viene vissuta. E devo dirlo, lei aveva provato tutto. Aveva avuto il privilegio di amare e di essere amata, aveva sofferto, aveva riso, aveva fatto ogni genere di cazzata che chiunque dovrebbe fare, a volte spingendosi anche un po’ oltre. Ma chi siamo noi per giudicarla? Lei era ingenua nella sua semplicità.
Tra le lente parole che scorrevano, un ragazzo si alzò in piedi. Aveva gli occhi umidi; ma il suo orgoglio gli impediva di piangere. Tutti si voltarono a guardarlo. Non disse nulla, semplicemente uscì dalla chiesa. Non poteva sopportare oltre quelle parole prive di senso. Voleva ricordare la sua amica scomparsa, ma la voleva ricordare come era veramente e non con le solite parole prive di valore che si dicono a tutti: “era una buona persona”, “ci mancherà il forte sostegno che dava alla comunità”…tutte balle. Lei era grandiosa. Ma quelle parole, dette da persone che non sapevano chi fosse erano vuote, suonavano di ipocrisia.
Le quattro amiche seguirono il ragazzo fuori dall’edificio.
-Perché non resti? Non vuoi salutarla?- chiese una.
-Certo, ma quelle parole suonano di falso.- rispose il ragazzo.
-Beh, noi ci ricorderemo di lei per come era veramente.- replicò.
-E come era veramente? Puoi dire di averla conosciuta come la conoscevo io?-
-Forse.-
-Mi ha regalato il suo diario. Prima…- ma si interruppe. Non poteva dire quella frase. Pronunciarla avrebbe reso tutto così definitivo.
-Prima che si suicidasse?- concluse la frase per lui una delle quattro amiche.
-Già.- confermò. Si accomodò sui gradini fuori dalla chiesa. Un edificio alto e possente, con quattro grandi colonne che si ergevano massicce e un rosone rosso e verde. -Lasciate che vi parli di lei.-
…Fai della tua vita un sogno
e di un sogno una realtà…
Piangere, in situazioni del genere, pare ovvio. Quasi normale. Vedere una vita sprecarsi, rovinarsi e spegnersi è triste. Soprattutto, se a spegnersi, è l’esistenza di una ragazza giovane.
Mi ricordo, proprio come fosse ieri, tutte le sue più care amiche assistitono al funerale, vestivano con colori vivaci, come desiderava lei. Amava il nero, ma al contempo lo odiava. Aveva sempre desiderato un funerale allegro. Senza lacrime versate, senza campane di lutto. Ma era difficile; molto difficile, non versare nemmeno una lacrima per la scomparsa di una giovane così attiva, vivace e allegra. Aveva da sempre voluto lasciare un segno di sé nel mondo. Il suo carattere era complicato, era una ragazza unica. Racchiudeva in sé talmente tante personalità che spesso si scontravano tra loro, ogni volta che mirava il suo riflesso non era mai lo stesso. Lei si vedeva brutta e insignificante, io vedevo una ragazza stupenda, unica nel suo genere. Ella portava una maschera, fin troppo ben costruita, dalla tenera età, per nascondere al mondo le sue debolezze, per nascondere la malinconia del suo cuore e per celare il più dolce dei sentimenti, che l’avrebbe portata alla rovina. E così fu…la maschera, anche se perfetta ed infrangibile, col tempo, e complice il destino, si crepò. Ed ella, priva di anima, priva di amici, priva di sentimenti, sola, in un mondo accecato dal desiderio di apparire, si sgretolò.
La chiesa era colma di gente; alcuni la conoscevano solo di vista o per fama, altri erano suo amici passati o presenti. Ma nessuno aveva perso occasione nel donarle l’estremo saluto. Era stata, nonostante tutto, benvoluta nella società. Era riuscita a conciliare il suo ego ribelle e quello di brava ragazza. Ma ormai non c’era altro da fare. Era morta, al fiore dei suoi anni. Tutto era finito; la sua esistenza, le sue risa, i suoi sogni, la sua voce…ogni cosa era morto con lei…
Faceva ancora caldo per essere fine settembre, era come se l’estate non volesse abbandonare il ricordo di quella ragazza che aveva vissuto le sue giornate così a pieno…
Il prete del paese ricordava la ragazza con parole buone, ma nel cuore delle persone che l’avevano conosciuta a fondo non potevano fare a meno di beffarsi di quanto diceva ripetendo mentalmente “Non la conosceva…che ne sapeva lui di lei…?”. Era stata una ragazza espansiva, aperta e sincera con chi, per lei, meritava la sua fiducia, chiusa e bugiarda con chi era indegno. Ma la cosa sorprendente della ragazza era la sua voglia di vivere, una voglia così grande che l’aveva portata alla morte. Ma, dopotutto, non sarò io a giudicare la sua esistenza, infatti la misura di una vita non si calcola in base agli anni, bensì alla pienezza con cui viene vissuta. E devo dirlo, lei aveva provato tutto. Aveva avuto il privilegio di amare e di essere amata, aveva sofferto, aveva riso, aveva fatto ogni genere di cazzata che chiunque dovrebbe fare, a volte spingendosi anche un po’ oltre. Ma chi siamo noi per giudicarla? Lei era ingenua nella sua semplicità.
Tra le lente parole che scorrevano, un ragazzo si alzò in piedi. Aveva gli occhi umidi; ma il suo orgoglio gli impediva di piangere. Tutti si voltarono a guardarlo. Non disse nulla, semplicemente uscì dalla chiesa. Non poteva sopportare oltre quelle parole prive di senso. Voleva ricordare la sua amica scomparsa, ma la voleva ricordare come era veramente e non con le solite parole prive di valore che si dicono a tutti: “era una buona persona”, “ci mancherà il forte sostegno che dava alla comunità”…tutte balle. Lei era grandiosa. Ma quelle parole, dette da persone che non sapevano chi fosse erano vuote, suonavano di ipocrisia.
Le quattro amiche seguirono il ragazzo fuori dall’edificio.
-Perché non resti? Non vuoi salutarla?- chiese una.
-Certo, ma quelle parole suonano di falso.- rispose il ragazzo.
-Beh, noi ci ricorderemo di lei per come era veramente.- replicò.
-E come era veramente? Puoi dire di averla conosciuta come la conoscevo io?-
-Forse.-
-Mi ha regalato il suo diario. Prima…- ma si interruppe. Non poteva dire quella frase. Pronunciarla avrebbe reso tutto così definitivo.
-Prima che si suicidasse?- concluse la frase per lui una delle quattro amiche.
-Già.- confermò. Si accomodò sui gradini fuori dalla chiesa. Un edificio alto e possente, con quattro grandi colonne che si ergevano massicce e un rosone rosso e verde. -Lasciate che vi parli di lei.-
***
E questo è l'inizio del mio libro...parla di me...della mia vita incasinata...e di molto altro..molti mi dicono che ho scelto una vita autodistruttiva per via dei problemi che ho...ma ANA mi ha sempre aiutato, almeno una sola maledetta cosa riesco a controllarla...la più importante per me...il potere totale su me stessa! sapete, spesso mi è capitato che ragazze che nemmeno mi conoscono, mi giudicavano per via del mio modo di vivere. Mi hanno insultata e, spesso e volentieri, mi hanno umiliata, dicendomi che ero una idiota a sprecare la mia vita e che ana mi porterà alla morte e non mi renderà mai felice. Mi dicevano anche che mi avrebbero aiutato a guarire e che nessun problema al mondo sia così importante da farmi autodistruggere. Ma loro non mi conoscono! Non sanno nulla eppure giudicano! Loro sono solo ipocrite gelose! Io non vado a insultare e giudicare ragazze obese eppure loro giudicano e insultano me...
Con quale coraggio mi chiedo io???
Non sanno nulla di me eppure pretendono di aiutarmi a guarire!!! GUARIRE???? Guarire da cosa???? ANA è la mia consolazione più grande!!!!!
Kisskiss
PiccolaJan